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ELENABARDELLI’S BLOG

www.elenabardelli.com

Link  —  Pubblicato: 6 luglio 2012 in Uncategorized


Perso tra fogli di quel quotidiano non mi accorsi di te nella stanza.

Qualcosa mi svegliò dalla mia ipnosi e mi fece cadere nell’incanto della visione di te.

Illuminati dal sole del meriggio, i tuoi capelli color dell’oro si appoggiano sulla tua schiena nuda. Sembran essere un mantello di seta adagiato sulle tue curve.

Mi alzai…

Pelle calda e profumata che asseconda le carezze della mia mano, mischiando l’odore di quel quotidiano a quello dolce come il miele del tuo profumo.

Ti baciai, chiudendo gli occhi, sognando che quel momento non finisse mai…


E’ possibile che sia tutto orribile o bellissimo bambina mia? 

Tu, così donna così bambina, ingannevole.

Corpo longilineo e pelle da ragazza fanno pensare, illudono, che tu sia una facile preda ma, sotto un velo trasparente, si nasconde l’altro lato di te, il tuo carattere.

Un po’ sadica, un po’ capricciosa, semplicemente donna, ti prendi gioco di chi si avvicina a te. Lo seduci, lo attiri come una sirena con Ulisse, per poi tirare fuori denti e unghie, aggredisci, graffi.

Non preda ma predatore, mantide religiosa…

“odi et amo.  Per quale motivo io lo faccia,  forse ti chiederai. Non lo so, ma sento che accade, e mi tormento.”

 

 

Castellino vino bianco

Pubblicato: 25 maggio 2012 in Uncategorized

Capita che a volte le compagnie non te le cerchi, sono loro che vengono da te quando nemmeno ne hai voglia. Come in questo caso, per esempio. Una giornata di lavoro abbastanza pesante, rientrare a casa più tardi del solito e la cena da preparare. Ecco, sono quei momenti in cui vorresti staccare la testa, provare finalmente a rilassarti nonostante ci siano ancora mille cose da fare prima di andare a letto. Ci provi, cosa poco facile ma ci provi, nemmeno rispondi al telefono perché non tolleri altre rotture.
Finalmente, ecco che arriva quel senso di tranquillità, il tuo piccolo giardino zen. Mentre spadelli sei quasi convinto che nulla potrà invadere il tuo Paradiso. Quasi, appunto… Nel momento colu sui fornelli ti si attacca al campanello vicina di casa, tanto desiderata come una pustola sul sedere. Per forza le devi aprire e ti stampi un sorriso tipo “che cazzo vuoi? vederti è piacevole come incontrare la morte”, non glielo puoi dire ma speri che lo capisca.
Non la capisce, devo smetterla di avere così fiducia nell’intelletto del prossimo…
Bla, bla, bla… attacca a parlare con la sua scoordinata logorrea. Il mio giardino Zen è ormai a pezzi, si è trasformato in un campo pieno di graminacee con quell’odioso profumo di fiori, manco buoni ma da donnina dozzinale e banale.
Mentre mi chiedo perché sono qui comincio a pensare di aver fatto qualcosa di male.
Evidentemente sì. Come punizione divina continua e continua con il suo sproloquio. Vorrei essere rapita dagli alieni mentre le sue parole mi scivolano veloci dentro.
Ormai quasi anestetizzata ecco che arriva il colpo di genio! La scusa che la cena sta bruciando.
Riesco finalmente ad accomodarla fuori dalla porta. Il mio trionfo però viene minato da quel “ci vediamo dopo”.
Vabbè, non resta che cenare ed aspettare.
Puntuale come una raccomandata eccola che torna. Sarà che ho scaricato la tensione della giornata (o sarà che sono troppo stanca) questa volta riesco a tollerarla. Ok, non è proprio la compagnia che vorrei ma cerco di confortarmi dicendomi che c’è di peggio e che, volendo, di meglio ce l’ho come e quando voglio. Insomma, per apprezzare alcune cose bisogna conoscerne altre.

Somebody That I Used To Know

Pubblicato: 14 aprile 2012 in pensieri
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Buona Pasqua a tutti voi

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Pubblicato: 6 aprile 2012 in Uncategorized


Dammi del vecchio, dell’ottuso, di quello che non capisce nulla ma io sono così. Incallito cultore di bellezze pregne di fascino, di signore, con biondi capelli che cadono sul collo o con abiti rossi che scivolano lenti seguendo le curve del corpo. Vedi, loro mi scatenano una sorta di feticismo da osservazione e scoperta cosa che tu, ragazzina, non mi puoi dare.

Sai, le ragazze della tua generazione mi sembrano dei Michael Jackson, persone che vorrebbero essere diverse. Chi è biondo vuole essere moro, chi è moro diventare biondo, quelle crisi di identità adolescenzialii. Ma voi siete giovani, non vi passa per la testa che avete delle potenzialità nel vostro IO molto più vere di queste apparenze e cedete il passo alla giovane freschezza spensierata. Ecco, ti prendo così, per quello che sei cercando e trovando i pregi del tuo modo di essere. Fresco e spensierato


Foto scattate tra vigne e cantine da Sergio Zenato e Roccolo Grassi

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E’ arrivato il momento di chiudere le valigie. L’autista per il trasferimento in aeroporto era già stato contattato il giorno precedente.

Prima di fare il check-out in Hotel mi concedo l’ultima tranquilla passeggiata in zona.

Di questa giornata potrebbe non esserci nulla di particolare da raccontare ma in realtà c’è molto. Sensazioni ed emozioni difficili da spiegare. Pensieri che mi accompagnano silenziosi si fanno sentire senza preavviso.

L’autista è puntuale. Bagagli caricati, si torna al JFK.

Questo viaggio, questa città, mi ha dato molto ma si è anche presa una parte di me. Dovrò tornare, magari ritroverò quella parte, magari no, ma mi piace l’idea di tornare in un posto e ritrovarmi.

Il viaggio è un sentimento, non solo un fatto

 

 

 

 

 

 


Inutilmente cerco di non sentire la sveglia, di non rendermi conto della realtà. No, non ho sonno, non è per quello che fingo che il suo suono sia solo un’impressione. E’ il 20 Agosto, ecco perché non mi va di realizzare che è già mattina, l’ultimo giorno pieno che passerò qui.

Inutile perdere altro tempo, meglio alzarsi e cercare di sfruttare la giornata in qualche modo.

Mi sembra di essere arrivata qui da pochissimo, di avere ancora tante cose da fare e da vedere.

Un po’ di nostalgia di casa c’è ma è in conflitto con la grande voglia di rimanere ancora un po’.

Mi preparo pensando alle cose positive e piacevoli che mi attendono al rientro ed ecco che spunta un sorriso.

Con la serenità sul volto mi immergo in città.

In tutti questi giorni non ho ancora assaggiato i pancakes, direi che bisogna provvedere. Dopo questa prova mi convinco che il mio stomaco non è abbastanza allenato per affrontare certe sfide, se potesse mi denuncerebbe.

Rotolando per le strade (eh sì, dopo questa colazione sono una palla) mi diverto e mi rilasso osservando le persone.

Un suono mi attrae. E’ una batteria improvvisata: secchi, pentole e addirittura una bombola del gas! Davvero bravo.

Riprende la camminata, una passeggiata in tranquillità. Qualche giro in negozi, qualche piccolo acquisto.

Insomma, nulla degno di nota, una giornata da turista fannullone.

Giornata tranquilla, turista fannullone ma anche oggi una bella macinata di chilometri non poteva mancare.

Si fa sera e dopo un pitstop in Hotel ci si trascina in cerca di un posto in cui cenare.

Dopo aver perso ogni rapporto tra spazio e tempo mi rendo conto dell’ora.

Le 11,00 pm; niente male.

All’improvviso l’illuminazione: Shake Shack. Non è quello di Madison Square Park ma è al Theatre District. Ok, è l’occasione per provarlo. In effetti ne valeva la pena.

Meglio rimettersi in cammino verso la base ora, sarebbe il caso di riposare un po’

Le luci si spengono, rumori lontani svaniscono, gli occhi si chiudono.

Buona notte…

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